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5. Approfondimento sul Counseling in Italia –scrive l’associata Giovannella Giorgetti
Ancona, 7 giugno 2018
Colgo l’Invito della Presidente SIAF ITALIA, Dott.ssa Floriana Rubino, per esprimere ai Colleghi il mio punto di vista rispetto a ciò̀ che sta accadendo nel mio mondo professionale. Sono tempi difficili e delicati per i Counselor.
L’ultima aggressione immotivata, è stata quella di un articolo pubblicato sulla Stampa, a nome di Sandro Cappelletto, intervento peraltro eliminato dopo poco tempo rispondendo alle vibranti proteste del mondo del Counseling, con allegata lettera di scuse che però, come ogni ritrattazione, lascia il tempo che trova. Inoltre la posizione di Altra Psicologia, che ha lasciato i tavoli di discussione della Consensus Conference dopo diversi anni dall’inizio dei lavori e che ha proposto un, quantomeno curioso, referendum sul Counseling tra gli iscritti all’Ordine, (dove peraltro non appare alcuna domanda sulla presenza o meno degli iscritti nelle Scuole e sui loro proventi da queste attività̀), è cosa tristemente nota tra noi Counselor.
L’articolo apparso sulla Stampa è stato, quindi, solo l’ultimo di una serie di attacchi diretti alla nostra formazione e alla nostra professionalità̀, dimostrando quantomeno una medievale rigidità̀ di modi, oltre che di idee. Vorrei essere chiara su questo punto: non viene messo in discussione il Counseling come pratica di relazione d’aiuto; esso viene da diverso tempo considerato funzionale e utile come intervento trasversale ad altre professionalità̀ : medico, infermiere, educatore, insegnante ecc.
Quella che viene messa pesantemente in discussione è la professione del Counselor, formato alle Scuole di Counseling, che dal metà degli anni ’90 hanno offerto a tantissime persone l’opportunità̀ di una formazione alternativa e, ed è qui il punto focale, di una professione spendibile; un lavoro autonomo, per intenderci, con partita IVA.
Difficile è, quindi, l’accettazione di una formazione, non accademica, e della nostra figura professionale, differente rispetto alla psicologia e che, tuttavia, sembra rispondere ad una domanda sempre più̀ presente nella società̀ odierna: la richiesta di uno spazio dialogico, creativo, informativo, a volte educativo che non prevede, perché̀ non è tra i suoi compiti e obiettivi, un intervento trasformativo o ristrutturante della persona, bensì̀ la possibilità̀ di incontro e riflessione a due o più̀, su di sè e sulle proprie potenzialità̀, per intervenire in modo efficace su problemi pratici. Una “guida temporanea” di appoggio, sono parole di J.Littrell, il cui contributo si può̀ esaurire anche in un solo incontro e che non sfiora ambiti di disagio psichico e/o di patologia, ma focalizza il proprio sostegno al momento di confusione o difficoltà presente, magari rispetto ad una scelta da intraprendere o ad un problema di pratica quotidianità̀.
La Consensus Conference sul Counseling è nata intorno al 2014, proprio per porsi domande, rispetto a ciò̀ che sta accadendo nel mondo della relazione d’aiuto e per porsi in ascolto di tutte le voci che, in modo più̀ o meno diretto, si esprimono riguardo al Counseling, alla sua individuazione, determinazione, formazione. Questo è il pregevole sforzo che evidenzia, seppure nelle difficoltà, che è giunto il momento per riflettere, possibilmente insieme, su tutto questo. Abbandonare questa possibilità̀, come ha deciso Altra Psicologia, esprime, secondo il mio parere, nel contempo rifiuto e evidenza di questa realtà, con una modalità ribelle che pecca di maturità professionale.
In verità l’Ordine degli Psicologi, nelle sue sedi regionali (ed alcune regioni più di altre), ha cominciato, nel tempo, a attaccare in modo diretto, spesso al limite della maleducazione, la nostra professione. I post degli psicologi sui social ci insultano in modo continuo, con un’aggressività che fa riflettere, specialmente perchè espressa da un mondo che dovrebbe fare dell’apertura mentale, della comunicazione e della relazione un punto di forza della professione.
Ciò accade da circa dieci anni. Fino ad allora il mormorio era, appunto, un mormorio. Da che ricordo (mi sono diplomata nel 2002 e la mia classe è stata la prima a diplomarsi nelle Marche presso la sede territoriale dell’ASPIC) mi è sempre accaduto, durante conferenze e seminari di presentazione delle Scuole di formazione nella mia regione, di trovare in sala psicologi e psicoterapeuti solitari che contestavano il Counseling, solitamente per poca informazione. Erano attacchi sarcastici e privi di fondamento, anche se sempre molto aggressivi: sono sopravvissuta. D’altro canto le Scuole triennali, facendo riferimento agli anni della mia formazione 1999-2002 e oltre, annoveravano tra gli allievi laureati in psicologia e psicologi iscritti all’Ordine. Non è un caso che abbia datato l’inizio degli attacchi diretti a circa dieci anni fa. Infatti fino al 2006 - 2007, con alcune eccezioni naturalmente, le Scuole di Counseling erano fondate e dirette quasi esclusivamente, da psicologi/terapeuti. Psicologi erano la grande parte dei docenti, i
supervisori, gli stessi che prendevano in carico gli allievi nel percorso. Taccio sull’indotto che da sempre gravita intorno al Counseling e alle scuole: testi, video, workshop, gruppi ecc, naturalmente per molti anni in mano a questi professionisti che ne hanno fatto un business redditizio ed esclusivo. Tutto questo nel quasi completo silenzio dell’Ordine che, sottovoce disapprovava ma che mai, apertamente, ha preso posizione, nè osteggiato l’espandersi di questi percorsi formativi.
Poi il Counseling è cresciuto, le Associazioni di Categoria si sono maggiormente organizzate ( da sempre sono iscritta ), via via i “ vecchi” Counselor hanno fatto esperienza, inizialmente guadagnando sul campo la qualifica di Formatore. Alcune Scuole, per motivi diversi hanno cominciato ad inserirli all’interno del percorso formativo. Inoltre Counselor laureati in pedagogia, sociologia, filosofia, lettere ecc, dopo avere completato il percorso hanno cominciato a fondare Scuole.
Ci si stava lentamente affrancando dalla Psicologia. Quello che ci è stato detto e ripetuto per anni si stava avverando: il Counseling come mondo parallelo, diverso, anche se tangenziale, al mondo della psicologia, con la quale era assolutamente possibile ( e lo è tutt’ora, dal mio punto di vista e non solo dal mio) una collaborazione fattiva e utile per tutti, soprattutto per il Cliente. Personalmente da anni collaboro, con stima reciproca, con psicoterapeuti che mai hanno rifiutato una collaborazione o un mio invio, dimostrandosi sempre felicemente disponibili.
Quando tutto ciò è accaduto, magicamente la posizione dell’Ordine si è fatta sentire. Non più sussurri ma grida, parafrasando un film di Ingmar Bergman dei miei tempi, decise e aggressive contro una formazione sostanzialmente erogata per anni proprio da chi ora la denigra e la ripudia, insieme ad una figura professionale che è stata da molti anni proposta come possibile e valida. Un contratto scritto e deciso da psicologi, sul quale per anni questa categoria di professionisti ha guadagnato, ora si vuole che sia carta straccia e, si badi bene, non rispetto ad una formazione trasversale, ( che rimarrebbe un ottimo e tranquillo businnes) ma ad una professionalità autonoma. Questo mi fu offerto 19 anni fa, questo ho sottoscritto, per questo ho pagato, per questo ho scelto questa formazione e non altre. Dal mio punto di vista di Counselor prima, e da persona poi, tutto ciò è inaccettabile. Ho 60 anni, tanto studio sulle spalle, tanta esperienza che mi ha premiato raggiungendo una buona stima da parte di chi mi ha conosciuto, come persona, professionista, formatore, supervisore. Sono stata ai patti: mi sono formata, ho fatto numerosi corsi di crescita personale, aggiornamenti continui e supervisioni. Il contratto l’ho onorato con impegno, mi aspetto che venga fatto altrettanto in primis da chi ha avuto molti vantaggi dal Counseling.
E’ arrivato il momento che ognuno si prenda le proprie responsabilità. Gli psicologi che lavorano nelle nostre Scuole, che le hanno fondate, le dirigono, vi insegnano e vi lavorano, lo esplicitino apertamente al loro Ordine, senza paura, ma con la sicurezza di una scelta matura e consapevole. Le Scuole, perchè richiedano agli psicologi impegnati nel percorso come docenti o altro, un’aperta accettazione di questa figura professionale e perchè si impegnino in una formazione agli allievi sempre più approfondita e accurata. Sono personalmente d’accordo in una modifica dei programmi, in maggiori e più severe verifiche e anche di una richiesta di titolo accademico al momento dell’iscrizione. Le Associazioni, che verifichino con impegno e severità le formazioni, perchè non conta il numero degli iscritti, ma il prestigio del riconoscimento del livello attestato. I colleghi Counselor, nell’ auto-responsabilità di uno studio approfondito, nella consapevolezza e nell’orgoglio del proprio lavoro e nello sfuggire facili e inappropriate “vie traverse”.
Sono una persona positiva e ottimista. Credo nella vita e nel suo continuo movimento. Se il Counseling mi ha insegnato qualcosa è stato sicuramente l’accettare il cambiamento, mio, dei miei figli, della mia vita, del mondo che mi circonda. Ho imparato che arroccarsi su posizioni falsamente tradizionali e sterilmente di principio, senza vedere la ricchezza delle differenze, ma solo quelle del portafoglio, porta soltanto ad un blocco e ad un inaridimento della propria crescita personale e professionale. Questo mi ha insegnato la filosofia di vita Carl R. Rogers, da questo attingerò per portare avanti ciò in cui credo.
Dott.ssa Giovannella Giorgetti Counselor Supervisor Iscritta a SIAF Italia, MA132S-CG
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