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Note all’incontro Colap del 21 giugno 2013

Note all’incontro Colap del 21 giugno 2013

Lo scorso 21 giugno 2013 a Milano, presso la Sala delle Colonne di via San Paolo 12, ha avuto luogo un incontro organizzato dal Colap Lombardia.

Tema dell’incontro era: “Valorizzare la competenza, incrementare il business, tutelare il cliente”. Si è trattato, in pratica, di operare delle analisi e delle riflessioni sulla legge 4/2013, di fare il punto, allo stato attuale, dei risultati e delle attese. È stata anche l’occasione per presentare ufficialmente il Colap Lombardia.

 

Sul palco erano presenti:

 

Emiliana Alessandrucci           presidente Colap,

Nicola Testa                            coordinatore regionale Colap Lombardia,

Giancarlo Bianchi                    consulta delle professioni della CCIA di Milano,

On. Erminio Quartiani

On. Pierluigi Mantini

Ferdinando Montelatici          consigliere ordine dei consulenti del lavoro di Milano,

Ada Fiore                                Regione Lombardia, Assessorato Formaizone lavoro, Direzione                                                       Generale.

 

 

La mattinata ha avuto inizio con la presentazione della Alessandrucci, che ha preso il posto di Lupoi alla guida del Colap. È stato specificato che Lupoi non guida più il Colap, ma che resterà una risorsa all’interno dell’associazione.

 

Sono seguiti, poi, i seguenti interventi:

 

 

Emiliana Alessandrucci

 

ha esordito rispondendo alle critiche che vengono levate nei confronti della legge 4/2013, in quanto molti pensano che la legge abbia delle lacune e non sia, in realtà, un grande risultato, ma è quanto si è riusciti ad ottenere e da questa dobbiamo partire. Ovviamente c’è uno scarto fra quello che si vuole ottenere e quello che si ottiene, dato che, nel confronto, bisogna mediare per ottenere un risultato.

 

I tre pilastri della legge sono:

 

  • associazioni,
  • forme aggregative (associazioni di associazioni),
  • sistemi di certificazione.

 

L’unico obbligo che viene fissato dalla legge è quello di scrivere, in ogni forma di comunicazione fra operatore e cliente, la frase “professionista disciplinato ai sensi della legge 4/2013 o frase similare. Tutto il resto è facoltativo.

Un punto interessante della legge (che mette in evidenza i profili professionali, le competenze, ecc.) è quello in cui si parla dell’iscrizione all’albo tenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico. Ai fini dell’iscrizione, il Ministero verifica che il sito web dell’associazione abbia tutti i dati richiesti, non provvede, però, a nessuna forma di controllo sulla veridicità di quanto scritto. In pratica controlla la forma, ma non la sostanza, di quanto viene dichiarato sui siti associativi.

Il Colap si propone di controllare quanto dichiarato e anche che lo standard qualitativo sia mantenuto nel tempo.

Gli standard qualitativi debbono essere definiti dalle associazioni e fatti rispettare dai loro iscritti, in quanto non sono sufficienti, per un buon livello professionale, i soli corsi di aggiornamento.

Parlando di certificazione UNI e attestazioni associative, si è ribadita la contrarietà del Colap alla definizione di norme tecniche sulle attività delle professioni non ordinistiche, fatte salve alcune eccezioni, come le attività borderline con i campi professionali ordinistici. Le associazioni hanno troppe differenze fra i loro standard professionali ed il Colap preferisce che le associazioni similari si federino fra di loro per definire dei parametri comuni.

Come esempio, si è parlato di una associazione di associazioni di counseling che si starebbe costituendo, proprio per coordinare i reciproci standard verso un’unico livello qualitativo, uguale per tutti gli aderenti.

 

 

On. Mantini

 

Ha parlato del Decreto del Fare, partorito dal governo Letta, nel quale non sono stati previsti dei provvedimenti per i professionisti come, ad esempio, la possibilità di detrazione dei costi sostenuti per la formazione.

A proposito della legge 4, al riconoscimento della dignità della figura professionale non ordinistica deve seguire la legittimazione dei singoli e delle associazioni nel mondo del lavoro, ovvero da parte di aziende, imprese, ma anche da parte degli stakeholders pubblici.

Ha concluso dicendo che la definizione degli ambiti professionali avrà sempre dei punti di confine problematici.

 

 

On Quartiani

 

Assieme alla separazione di Snam e Rete Gas, questa legge è l’unica vera liberalizzazione effettuata all’interno della XVIª legislatura.

La legge porterà, come conseguenza, anche a cambiamenti nel mondo ordinistico e del mercato professionale. In tale ambito, saranno importanti le capacità di controllo ed autorganizzazione del controllo.

Il governo dovrebbe lavorare per modernizzare il mondo professionale ed uscire dai conflitti che affliggono gli organi istituzionali, gli Ordini, lo Stato, le Regioni e tutte le altre figure interessate. Serve un quadro di riferimento costituzionale, da realizzare nei 18 mesi di vita presunta dell’attuale governo, che ha parlato di modifiche costituzionali da fare (interventi sull’articolo V°).

 

In merito, Testa è intervenuto riprendendo l’incipit della Alessandrucci: questa legge serve? In molte assemblee e dibattiti se ne parla. Si organizzano convegni in merito. Abbiamo chiesta una legge che regolamentasse le nostre figure, ma ora noi cosa siamo disposti a fare? Ora serve organizzarsi e farlo bene. Bisogna sapere competere in un mercato in crisi.

 

 

Ferdinando Montelatici

 

Questa legge ha messo in risalto le differenze fra gli Ordini e le professioni non ordinistiche. Entrambe hanno delle competenze specifiche:

 

  • Ordini                          competenze molto specifiche,
  • Non ordinistiche         competenze in nuovi campi.

 

 

L’invito è a limitare le proprie competenze a ciò che si sa fare veramente. Se sappiamo lavorare senza invadere il campo altrui, questo potrà aiutare la crescita reciproca. Quindi non volere fare di tutto, altrimenti si cadrà nella non-professionalità.

La collaborazione fra Ordini e professionisti può portare a delle interazioni che favoriscono i clienti e possono avere una ricaduta positiva sui professionisti.

 

Altri relatori hanno ringraziato Montelatici per la sua presenza, essendo un rappresentante di un Ordine, che testimonia l’apertura degli Ordini verso le professioni, però hanno ribadito che il rispetto degli ambiti non può essere la difesa dell’orticello di casa. Si è fatto presente anche che molti appartenenti agli Ordini invadono il campo delle nuove professioni.

 

 

Giancarlo Bianchi

 

La valorizzazione delle professioni non è, purtroppo, un vero parto dello Stato, ma deriva dall’obbligo di adeguarsi alle normative europee, indirizzate fortemente alla valorizzazione e tutela delle professioni non ordinistiche.

Parlando del dlgs 13, fa notare che anche questo, licenziato in tutta fretta dal governo all’inizio dell’anno, è conseguenza del rischio di apertura di un procedimento di infrazione da parte della Comunità Europea a carico del nostro paese.

Il dl 13 tratta delle competenze che una persona matura nella sua vita, che possono derivare da studi tradizionali e riconosciuti (licei, università, master) o da corsi, seminari, esperienze lavorative, tutti attestabili, che contribuiscano alla formazione professionale del soggetto.

Più enti avranno competenza per la definizione di questo “libretto di competenze”, tra cui le Camere di Commercio. Ci vorranno alcuni mesi per la definizione pratica di tutti gli aspetti.

 

 

Ada Fiore

 

Fa parte del comitato che delineerà il repertorio nazionale dei titoli (professionali). Esiste anche un repertorio regionale lombardo che punta molto sulle definizioni delle competenze.

La Regione Lombardia ha una visione paritaria per quanto riguarda gli Ordini e le professioni non ordinistiche.

La Consulta Regionale sta lavorando alla definizione di quali competenze le associazioni vogliano analizzare e sviluppare per l’inserimento nel repertorio.

Una volta che queste saranno individuate, sarebbe bene promuovere tali competenze all’interno delle singole associazioni.

Si sta lavorando anche ad una semplificazione delle procedure di lavoro della Consulta, che ora sono strutturate in modo eccessivamente burocratizzato. Le norme assomigliano a quelle del Consiglio Regionale, quasi si trattasse di un piccolo parlamento, con tutti i problemi ed i vincoli relativi.

Regione Lombardia lavora anche alla creazione della Dote Unica Lavoro, che dovrebbe superare e riassumere tutte le Doti ora in essere. Dovrà pianificare tutti i provvedimenti di sostegno al lavoro, definendo modalità e finanziamenti.

 

Nella fase conclusiva, Testa ha ringraziato i partecipanti, ribadendo il valore della presenza di un rappresentante degli Ordini al convegno Colap, ma anche della presenza, per la prima volta, di un rappresentante della Regione Lombardia in un evento del genere.

L’invito finale è a tutti gli associati affinchè sostengano il Colap Nazionale e Regionale. Tale invito è anche alle associazioni stesse, per rioganizzare la propria macchina operativa. Inoltre si auspica un’apertura reciproca con gli Ordini per condividere sviluppo e opportunità.

 

In allegato, il documento rilasciato ai partecipanti e preparato dalla Alessandrucci, con le linee guida del Colap sulla legge 4/2013 e i requisiti richiesti alle associazioni per l’iscrizione nell’elenco web tenuto dal Ministero dello sviluppo economico.

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